mercoledì 12 febbraio 2014

Hope, Alaska

Hope, Alaska

Data di pubblicazione: agosto 2012
Lunghezza: 46.370 parole
ISBN (Smashwords): 978-14-760-34300

Sara Wood lavora in un’agenzia letteraria di Boston, alle dipendenze di Carl Goodwin. Sara, che si occupa della lettura e della valutazione dei romanzi inediti, si imbatte un giorno in un manoscritto piuttosto bizzarro nella forma ma geniale nei contenuti. Resasi subito conto dell’immenso talento dell’autore, Victor Wolf, convince il suo capo a metterlo sotto contratto. E’ l’inizio della vera fortuna per l’agenzia. Wolf, personaggio fuori dagli schemi, misantropo ed eccentrico, “sforna” un best-seller dietro all’altro. Subito prima di consegnare la seconda parte del suo ultimo lavoro Victor “scompare”. Sara, saputo che lo scrittore si è rifugiato a Hope, un piccolo paesino dell’Alaska parte alla sua ricerca.

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Nel seguito del post potete leggere l'inizio del racconto. Buona lettura!




Hope, Alaska

Carl Goodwin aveva da poco raggiunto i trentacinque anni ed era proprietario di una delle più giovani agenzie letterarie del Paese. A chi gli chiedeva, con un pizzico di invidia, se fosse fiero della sua azienda (anche se non era una delle più grandi) Carl rispondeva sfoggiando il sorriso perfetto di chi ha tutto sotto controllo.
" Non siamo dei giganti ma siamo giovani ed abbiamo tempo per crescere, soprattutto siamo in grado di spaventare i vecchi colossi del settore."
Carl Goodwin aveva la sicurezza che solo i soldi con la 'esse' maiuscola potevano dare: era l'erede di una grande famiglia e soprattutto di un patrimonio pressoché infinito. Alberghi, linee aeree, marchi di abbigliamento sportivo, qualsiasi cosa fosse sinonimo di ricchezza aveva dietro il nome di un Goodwin.
Carl però non era il solito rampollo viziato e, seppure aiutato economicamente dai denari del padre, aveva scelto di allontanarsi dal nido familiare. Aveva scelto Boston come suo regno ed aveva destinato a suo maniero un palazzo proprio al centro della città; ad essere precisi possedeva solo il trentesimo piano della scala Est del grattacielo ma, con i prezzi che Boston pretendeva, questa sua proprietà valeva quanto una porzione di Universo.
Carl sapeva quello che voleva e sapeva come ottenerlo; anche con Sara fu la stessa cosa: era diventata prima sua lettrice e poi sua amante.
Sara Wood era giovane e senza esperienza quando entrò nell'ufficio dell'agenzia per chiedere un lavoro. Le si leggeva in faccia che veniva da un piccolo paese di provincia e che si sentiva spaesata tra i grattacieli di vetro e cemento, ma non aveva negli occhi la bramosia di inseguire la Grande Fortuna, una luce che invece brillava in quasi tutti quelli che venivano da fuori; lei non si sentiva in competizione con gli altri aspiranti e ciò non perché temesse il confronto, ma semplicemente perché era così diversa da tutti gli altri che era impossibile paragonarla a chiunque. Era per questo motivo che nessuno l'avrebbe mai assunta, non era catalogabile e quindi era impossibile trovarle il giusto posto nell'organico già esistente. Ed era proprio questo il motivo che spinse Carl ad assumerla immediatamente: lei era unica.
Sara al lavoro vestiva sempre con tailleur dal taglio dimesso e con colori poco appariscenti; la sua serietà e la sua professionalità erano scolpite sul volto severo, ma nulla poteva nascondere la passionale fantasia che luccicava nei suoi occhi. Quando Carl la invitò per la prima volta ad uscire con lui (non più per questioni di lavoro ma non ancora per ragioni sentimentali) non si sorprese più di tanto nel vederla arrivare fasciata in un vestito di raso blu che le arrivava fino al ginocchio ma che lasciava una generosa scollatura sul seno. Il trucco marcato e i tacchi alti non apparivano affatto come una maschera che Sara indossava quando era libera da impegni di lavoro, così come non lo era il grigio vestito che la faceva ignorare dai colleghi; lei era questa e l'altra perché non era una donna come le altre.
Carl si era subito reso conto del talento naturale della nuova arrivata e perciò la mise subito a lavorate nell'ufficio più importante della sua giovane agenzia: quello che si occupava di leggere i manoscritti di nuovi e sconosciuti scrittori. Il compito non era facile: se l'agenzia si impegnava troppo per un libro che poi non avrebbe sfondato le perdite avrebbero avuto pesanti ripercussioni sul bilancio; ma se con leggerezza veniva scartato un futuro best-seller si rischiava di perdere una miniera d'oro e cioè una percentuale sui diritti del libro (e di quelli futuri) prodotto dal novello scrittore.
Era stato Carl stesso ad ideare i gruppi di lettura in cui i suoi dipendenti, di diverse età ed estrazione culturale, leggevano lo stesso scritto e poi ne discutevano insieme per valutare se era adatto a proporlo a qualche editore e se aveva bisogno di qualche ritocco. Sara aveva sempre disertato queste riunioni e finiva sempre per parlare direttamente con Carl. Inizialmente si inventava scuse banali per la sua inadempienza; quando Carl si rese conto che le sue capacità non solo non avevano bisogno di confrontarsi con quelle degli altri ma erano inibite dalle discussioni del gruppo, la esentò dal partecipare alle riunioni senza riserve.
Il vero salto di qualità per l'agenzia (e per la loro storia) avvenne una sera; gli uffici si erano svuotati da tempo ma Carl rimaneva sempre fino a tardi, se non aveva impegni galanti con le sue numerose pretendenti. Sara irruppe con violenza nel suo ufficio dopo aver bussato velocemente alla porta. Quando Carl disse 'Avanti!' lei era già arrivata alla scrivania.
"Devi leggerlo!"
Sara aveva percorso di corsa la distanza tra il suo angolo delimitato dai paraventi in fondo alla sala e l'ufficio di Carl e il poco fiato che le era rimasto non le permetteva di dire più di due parole alla volta. Faceva sempre così quando leggeva un nuovo manoscritto che reputava ottimo e Carl prese tra le mani il blocco di fogli che gli stava porgendo; non avrebbe permesso a nessuno degli altri lettori di comportarsi così, ma lei era speciale.
Il plico era composto da fogli di diversi colori e formati scritti a mano; la rilegatura era molto artigianale e Carl si rese subito conto che solo Sara avrebbe potuto interessarsi ad uno scritto presentato in quella maniera tanto rozza. E solo Sara poteva essere così sensitiva nell'intuire che quel manoscritto sarebbe diventato uno dei libri più venduti dell'anno. Lo scrittore era Victor Wolf, un uomo che nella lettera che accompagnava il suo lavoro si autodefiniva non più giovane ma ancora troppo lontano dalla morte per pensarci tutto il giorno.
Il libro era avvincente, appassionato e abbastanza scabroso da attirare il pubblico. Alcune incertezze nella grammatica più elementare rivelavano che Victor non doveva essere stato un ottimo studente durante la sua breve permanenza nelle scuole dello Stato ma il suo stile era chiaro ed aggressivo; i critici lo avrebbero adorato sia perché potevano esaltarlo sia perché potevano condannarlo.
La prima sera che Carl e Sara fecero l'amore fu per festeggiare il contratto con una nota casa editrice, che si era già resa disponibile a rinnovarlo nel caso il signor Wolf avesse partorito un altro capolavoro del thriller. Victor era un uomo d'altri tempi e rimase insieme all'agenzia di Carl Goodwin senza neppure parlare con i rappresentanti di altre agenzie che erano andati alla sua ricerca dopo il clamoroso successo del suo 'Codice Moonstorm'. Il motivo era semplice: considerava il contratto stipulato come una parola d'onore che lo vincolava per la vita e non solo per il suo primo lavoro, come invece recitava quel pezzo di carta che aveva firmato.
La fama non fagocitò Wolf che rimase nella sua vecchia casa di campagna e non si decise mai a comperare un computer o anche una semplice macchina da scrivere, così anche i suo successivi tre best-seller (scritti nei tre anni successivi) vennero scritti a mano. Peter Armstrong era il manager di Victor, ma era molto di più. Era colui che trasferiva su file gli scritti di Wolf e che li inviava all'agenzia Goodwin ed era anche l'amico che preservava dal delirio di fans e media la vita privata del solitario scrittore. [...]

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